Le connessioni umane creano le connessioni neurali dalle quali emerge la mente (Siegel, 2013). Le relazioni sono la base su cui le predisposizioni genetiche allo sviluppo di determinate abilità si poggiano per seguire il loro corso.

 

Neurobiologia interpersonale

Le prime esperienze interpersonali, che sono le esperienze di attaccamento con i genitori/caregiver, modellano e indirizzano lo sviluppo geneticamente guidato. La neurobiologia interpersonale definisce la mente come il prodotto delle interazioni tra esperienza e strutture geneticamente determinate. Entrambe le parti si influenzano reciprocamente.

Prendiamo l’esempio del linguaggio: possediamo le informazioni genetiche per sviluppare le strutture addette a sostenere il linguaggio, il quale si sviluppa tramite l’esposizione alla lingua in età infantile. Esiste una finestra temporale all’interno della quale è possibile sviluppare determinate abilità.

 

 

Regolazione emotiva

Fin dai primi giorni di vita, i neonati hanno bisogno della figura genitoriale per regolare gli stati interni e le emozioni. Questo fenomeno è detto etero regolazione ed è fondamentale affinché l’individuo possa poi interiorizzare il meccanismo e sviluppare capacità di auto regolazione.

Esperienze di attaccamento sicuro sono fattori protettivi nello sviluppo di abilità cognitive, flessibilità emotiva e funzionamento sociale.

La regolazione emotiva si apprende all’interno della relazione sicura genitore – bambino, nel processo di psicoterapia e nei contesti educativi.

I bambini rispecchiano i propri stati emotivi ancora poco organizzati nel genitore, che li restituisce elaborati. Questa risonanza consente l’integrazione dei propri stati interni e li rende tollerabili perché elaborati.

Quando questo non avviene e il bambino viene ad esempio ignorato in maniera consistente, oppure la sua disregolazione contagia a sua volta il genitore, il processo di integrazione e regolazione emotiva è ostacolato e si apprende che segnalare i propri bisogni può non essere d’aiuto e si impara precocemente ad auto regolarsi, talvolta ritirandosi dalla relazione.

La risonanza emotiva e quindi la connessione con la mente di un altro, nutrono un senso interno di significato e integrazione.

 

Teoria dell’attaccamento

La teoria dell’attaccamento originariamente sviluppata da Bowlby ha subito verifiche che ne confermano la validità, così come ha ricevuto alcune critiche che l’hanno perfezionata.

Secondo la teoria, il bambino a partire dalle prime interazioni con le figure genitoriali sviluppa uno stile di attaccamento (nell’arco del primo anno di vita). Lo stile di attaccamento è il funzionamento dell’individuo all’interno delle relazioni non solo con i genitori, ma in tutte le relazioni significative.

Il modo di stare in relazione, di reagire a determinati segnali e comportamenti dell’altro, sono in parte spiegate dal modello di attaccamento interiorizzato a partire dall’infanzia.

Gli stili di attaccamento sono 4: sicuro, insicuro evitante, insicuro ansioso/ambivalente e disorganizzato.

L’attaccamento sicuro è di quei bambini che hanno trovato risposta adeguata nei tempi e nei modi ai loro bisogni, anticipando l’altro generalmente come una persona disponibile e con la quale c’è possibilità di relazione, al quale potersi rivolgere.

L’attaccamento evitante predispone a immaginare un altro come non disponibile e a ritirarsi dalla relazione quando ci si trova in difficoltà. Tipicamente deriva dall’accumulo di esperienze infantili in cui ai propri bisogni non è stata data una risposta adeguata.

L’attaccamento ambivalente/ansioso è tipico di chi ha ricevuto risposte incoerenti, a volte adeguate ma altre volte imprevedibili, e può quindi cercare vicinanza ma non sentirsi a suo agio o consolato quando la riceve. Caratterizzata dalla paura dell’abbandono e dalla ricerca di conferme e rassicurazioni.

L’attaccamento disorganizzato predispone a difficoltà particolari nelle relazioni in quanto è uno stato in cui il bambino riceve cure da un genitore emotivamente ritirato sul quale non può fare affidamento o dal quale è spaventato per i comportamenti di maltrattamento. Il vissuto interno del bambino è frammentato, il fatto di temere o non contattare la figura di riferimento è fortemente disorientante per un bambino.

Queste modalità relazionali apprese nella prima infanzia pongono le basi per il profilo di attaccamento (modello operativo interno) che determinerà il modo di stare in relazione dell’individuo. Le figure di attaccamento primarie non sono gli unici riferimenti che nel tempo contribuiscono a determinare il proprio comportamento relazionale. Ci sono anche le figure educative, le relazioni al di fuori del nucleo familiare e la psicoterapia.

 

L’attaccamento è una delle lenti di osservazione per comprendere a livello relazionale il funzionamento della persona. In terapia si lavora sulle modalità relazionali che entrano in gioco nello scambio con gli altri e con il terapeuta stesso.

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