I conflitti fanno parte dell’esperienza umana, sono parte integrante della vita individuale e relazionale. Rivestono una funzione importante nei processi di conoscenza e di cambiamento. Nelle singole persone il conflitto si manifesta quando internamente agiscono due forze psichiche  di simile intensità e opposta direzione (Lewin, 1935). Il conflitto fa parte delle relazioni e la sua valenza costruttiva o ostruttiva dipende dalla relazione, dal contesto e delle caratteristiche personali delle due parti.

 

Conflitto costruttivo e ostruttivo

Il conflitto trova spazio sia nelle relazioni funzionali che in quelle disfunzionali. Non è di per sé un problema, infatti una relazione sana non è priva di conflitti. Nelle relazioni sane le due parti riescono a trovare una modalità di gestione efficace del conflitto, che inizia e finisce. Per essere funzionale alla crescita e al cambiamento il conflitto deve presentare determinate caratteristiche: il conflitto costruttivo agevola l’evoluzione verso fasi successive dello sviluppo personale e relazionale, mentre il conflitto ostruttivo ostacola tale processo di sviluppo e di progressione nella crescita attraverso le diverse fasi della vita.

Il conflitto è costruttivo quando è aperto e quindi dichiarato, riconosciuto e accolto, flessibile, verte sul contenuto della discussione, non vede l’intromissione di terzi, c’è possibilità di discussione, può essere portato a termine e venire quindi risolto.

Il conflitto è ostruttivo quando è coperto, negato, o al contrario esasperato, rigido, verte sugli aspetti di relazione più che sulla materia di discussione, vede la partecipazione di terze parti intromesse nella discussione, è interrotto e non viene portato a termine, cronico, non c’è possibilità di discussione tra le parti.

La disfunzionalità è la costruzione di ruoli rigidi e inflessibili.

 

Conflitto nella coppia

All’interno di una coppia si osservano diverse modalità di conflitto:

  • La negoziazione. In una coppia che usa il conflitto in modo funzionale, l’atro è visto come un interlocutore possibile; si può discutere con l’idea di poter arrivare insieme al un termine del conflitto, con un accordo di qualche tipo. L’area del conflitto è limitata e non dilagante. C’è possibilità all’interno della coppia di mostrare le proprie fragilità senza sentirsi attaccati dall’altro. L’altro è visto nella sua individualità, non solo come parte della coppia ma ne è riconosciuta l’autonomia come individuo singolo. Si osserva accettazione della condizione di crisi, vista come momentanea e risolvibile.

 

  • Il congelamento. In questa modalità il conflitto viene evitato, così come anche l’emotività. L’altro è un interlocutore possibile, ma il confronto è temuto. A volte un terzo viene chiamato a mediare direttamente o indirettamente durante il conflitto (ad esempio un familiare). Questo porta alla non espressione aperta e riconosciuta del conflitto come momento possibile e transitorio e pone difficoltà nella risoluzione delle questioni che inevitabilmente la vita relazionale presenta.

 

  • L’esasperazione. Si osserva una modalità relazionale agonistica e una chiara tendenza alla distruttività. E’ il caso delle escalation in cui il conflitto continua a crescere a livelli non sostenibili e disfunzionali. Il rapporto è distruttivo e la soluzione delle divergenze appare difficile perché non si trova un compromesso.

 

Il conflitto va accettato come parte integrante dei rapporti e imparare a comunicare è fondamentale per una sana risoluzione dei conflitti.

 

Bibliografia

Canevelli F., Lucardi M., Coppie in mediazione (2019)

 

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