Being light does not mean being strong: essere leggeri non significa essere forti
Dopo aver scritto l’articolo sul tema disturbi alimentari e dipendenze, mi è stato suggerito di approfondire anche il tema dei disturbi alimentari nel mondo dell’arrampicata, di cui avevo sentito parlare ma senza mai approfondire. Facendo alcune ricerche, ho scoperto che i problemi dell’alimentazione sono diffusi all’interno della comunità di arrampicatori, sia per gli amatoriali sia per gli atleti di alto livello, e ci sono molte controversie al riguardo. La problematica sembra essere più accentuata negli anni ’80 e ’90 rispetto al giorno d’oggi, dove la necessità di essere in salute è una consapevolezza più radicata. Tuttavia, in persone psicologicamente fragili, i disturbi alimentari sono un rischio associato alla richiesta di perfezione e performance soprattutto ad alti livelli di competizione. Il problema è particolarmente rilevante per gli atleti agonisti giovani e riguarda persone con vulnerabilità e fattori di rischio per lo sviluppo di problemi alimentari.
Quando un bambino o un adolescente scopre il mondo dell’arrampicata c’è il rischio che interiorizzi i concetti di dover necessariamente pesare poco per avere successo, allenarsi allo sfinimento, mangiare poco ed evitare certi cibi tassativamente. Questo comportamento alimentare può funzionare nel migliorare le prestazioni. Ma a che prezzo? Non tutti riescono a rimanere su un piano salutare, c’è chi va’ oltre sviluppando un verso e proprio disturbo dell’alimentazione.
La campionessa olimpica Janja Garnebret rilascia una dichiarazione a tal proposito affermando “essere leggeri non significa essere forti” (forti nel senso di possedere forza fisica). Questo slogan è stato già utilizzato nel documentario Light curato da Caroline Treadway, sul tema arrampicata e disturbi alimentari, dove si enfatizza la salute, la forza fisica piuttosto che la leggerezza come risorsa nell’arrampicata. Il documentario racconta in particolare le esperienze di Angie Payne, Emily Harrington e dell’arrampicatore Kai Lightner.
In generale, è riconosciuto un aumento del rischio di sviluppare disturbi alimentari negli atleti di varie discipline sportive. L’arrampicata è uno sport in cui l’elemento leggerezza può rappresentare sicuramente un vantaggio, dovendo sollevare il proprio corpo contro la forza di gravità. Questo espone al pericolo di sviluppare disturbi alimentari in persone con caratteristiche psicologiche di vulnerabilità. In un recente articolo pubblicato sul Journal of Eating Disorders (Strand, 2022) viene una svolta una approfondita analisi delle tematiche discusse su forum online e siti di arrampicata. La tematica del peso e dei disturbi alimentari risulta molto discussa, ad indicare l’esistenza di un problema tra adolescenti e giovani adulti della comunità.
Sentirsi leggeri e in forma è sicuramente un vantaggio nello sport, ma non si possono dimenticare altri aspetti come la tranquillità psicologica e la tecnica.
I benefici della restrizione alimentare possono apparire utili nel breve periodo: leggerezza, assenza di fame, performance. Ma nel lungo periodo, sono dannosi; è un circolo vizioso di senso di colpa, che porta all’isolamento e problemi legati all’umore. Tornare tardi dall’allenamento e saltare la cena, passare lunghe giornate in falesia senza mangiare.
Definizione di Anoressia e Bulimia
Non sempre si tratta di un disturbo del comportamento alimentare (DCA) conclamato, ma spesso si incontrano forme subcliniche, di gravità inferiore. Di particolare rilevanza per l’argomento sono l’Anoressia e la Bulimia.
L’Anoressia è caratterizzata da:
- un’assunzione limitata di apporto calorico che determina un peso corporeo significativamente basso
- un’intensa paura di aumentare di peso e da un’esperienza distorta del proprio peso o forma corporea
- un’influenza elevata del peso o della forma corporea sull’immagine di sé
- una persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale basso peso corporeo.
La Bulimia è caratterizzata da:
- episodi ricorrenti di abbuffate (che comportano la perdita di controllo e il consumo di quantità insolitamente elevate di cibo in un breve periodo di tempo)
- comportamenti compensatori non salutari per evitare l’aumento di peso (come il vomito, l’abuso di lassativi o l’esercizio fisico eccessivo)
- un’eccessiva enfasi sul peso nella valutazione di sé.
Spesso questi quadri clinici sono accompagnati da sintomatologia ansiosa, compromissione delle relazioni sociali, disturbi dell’umore e nei casi più gravi rischio di morte.
DCA e sport performance
Alcuni elementi associati al raggiungimento di obiettivi nello sport espongono al rischio di sviluppare problemi alimentari:
- la ricerca della perfezione
- la pressione degli allenatori per il miglioramento della prestazione
- il contesto di performance e competizione che porta a un continuo confronto con gli altri atleti.
I disturbi alimentari sembrano svilupparsi in persone cresciute in contesti familiari in cui le tematiche del vincere e perdere, il successo e l’insuccesso, sono temi ricorrenti. E’ questa la semantica del potere. Secondo la prospettiva della Ugazio, psicoterapeuta sistemico – relazionale a Milano, la semantica del potere (forte / debole, vincente/perdente) è centrale nei casi di disturbi alimentari.
Un basso peso corporeo e un rapporto tra massa e forza sono sicuramente elementi importanti nella performance sportiva. Tuttavia, i DCA hanno delle gravi ripercussioni sulla salute psicofisica. Le conseguenze più gravi sono complicanze cardiache, problemi gastrointestinali, amenorrea nelle donne (scomparsa del ciclo mestruale) e osteoporosi.
In uno studio del 2019 emerge come l’82% del campione di adolescenti (età media 14 anni) praticanti arrampicata non aveva un apporto calorico sufficiente nella propria dieta. L’86% restringeva particolarmente l’apporto di carboidrati e il 73% l’apporto di grassi, a favore di una dieta iper proteica. Questo tipo di comportamento alimentare è tipico di persone che soffrono di DCA.
In uno studio del 2020 su un campione di 498 arrampicatori e arrampicatrici, l’8,6% mostra un comportamento alimentare problematico e nel 4,2% dei casi c’era stato un trattamento per disturbo alimentare conclamato. Nella maggior parte dei casi, questo disturbo riguarda le donne, soprattutto nei gruppi di alta performance. Si osserva come le campionesse vengono glorificate e motivate a raggiungere sempre più alti livelli di performance. Anche quando presentano una magrezza estrema e sospettosa, il fatto di ricevere tale feedback positivo pone la persona nella posizione di voler mantenere tale stato fisico se non addirittura dimagrire ulteriormente per migliorare la performance. Nel caso di un disturbo alimentare, questo indirettamente sostiene la restrizione e la perdita di peso per mantenere standard elevati.
Nel libro La bibbia dell’arrampicata (Morbraten & Christophersen, 2022), si riconosce come gli arrampicatori esili si acciaiano meno (sensazione di fatica data dallo sforzo sulle braccia), perché meno massa muscolare si ha, meno si percepisce la mancanza temporanea di sangue collegata alla fase isometrica della scalata. Però, viene sottolineato, perdere peso non è la soluzione: vengono prima il miglioramento della tecnica e l’attenzione agli aspetti mentali. Infatti minore massa muscolare comporta anche maggiore difficoltà nel realizzare i passaggi più duri (cioè fisicamente impegnativi).
Per un approfondimento con delle testimonianze dirette di atleti del mondo dell’arrampicata che hanno affrontato il disturbo alimentare, consiglio il documentario Light che potete trovare al seguente link: https://youtu.be/thtDQJGrO5s?si=6CtnDUilnbROv5Au
Bibliografia:
Joubert, L. M., Gonzalez, G. B., & Larson, A. J. (2020). Prevalence of disordered eating among international sport lead rock climbers. Frontiers in sports and active living, 2, 86.
Michael MK, Joubert L, Witard OC. Assessment of dietary intake and eating attitudes in recreational and competitive adolescent rock climbers: a pilot study. Front Nutr. 2019;6:64.
Strand, Mattias. “Attitudes towards disordered eating in the rock climbing community: a digital ethnography.” Journal of Eating Disorders 10, no. 1 (2022): 96.