La parola svincolo ha vari significati in base al contesto in cui si utilizza. In generale rimanda alla liberazione da legami. In senso figurato, è la liberazione da qualcosa che trattiene o costringe. Nello specifico, in questo articolo parleremo dello svincolo dalla propria famiglia di origine, cioè quel delicato processo tramite il quale si diventa indipendenti non solo fisicamente, ma emotivamente.
Facciamo un passo indietro, e andiamo a guardare il legame di forte dipendenza che esiste nella specie umana tra genitori e figli.
Tra gli animali, noi siamo quelli che più a lungo dipendono dalle cure genitoriali. Pensiamo che ci vuole circa 1 anno di tempo per iniziare a camminare, e che quindi fino a quel momento ci spostiamo stando in braccio o sul passeggino, quindi in modo passivo (o gattonando, ma non arriviamo molto lontano). Anche le prime parole iniziano a comparire attorno al primo anno di vita, e il vocabolario continua ad arricchirsi con la crescita e così aumenta la complessità delle frasi.
Quindi, un bambino ha fortemente bisogno dei genitori nei primi anni di vita per sopravvivere. Dopo questo iniziale periodo di dipendenza totale, il figlio inizia ad esplorare il mondo in modo sempre più autonomo. In questa esplorazione, il genitore idealmente ha il ruolo di base sicura, alla quale tornare dopo ogni esplorazione.
Il genitore ha il compito di sostenere il figlio nella sempre maggiore autonomia, fornendo supporto nelle aree in cui il figlio lo necessita ma incoraggiandolo a trovare la sua strada.
Questo è quello che accadrebbe idealmente. Ma nei fatti, non sempre è così. Per noi italiani poi, questa indipendenza talvolta non arriva mai e si resta ancorati al sistema familiare per molti anni, anche quando si è adulti. Infatti lo svincolo ha diversi aspetti e non coincide per forza con l’uscita da casa, ma ha un significato più profondo, di natura emotiva.
Il legame con la famiglia di origine non riguarda infatti solo la vicinanza fisica e la soddisfazione di bisogni primari, ma ha a che fare anche con il proprio atteggiamento nei confronti del mondo e le modalità di reagire emotivamente alle cose che si presentano sul nostro cammino.
All’interno della famiglia infatti, ognuno ha un ruolo. Si comporta in un certo modo, è descritto da certe caratteristiche riconosciute, accettate e promosse dal sistema familiare. Il sistema familiare infatti, ha un suo equilibrio interno e cerca di mantenerlo. Comportarsi diversamente e uscire dal proprio ruolo, mette a rischio l’equilibrio del sistema che cerca di riportare tutto alla situazione conosciuta.
Tutto questo non per forza avviene con consapevolezza, è una tendenza del sistema familiare che agisce anche a livello inconscio. Murray Bowen descrive come l’autodeterminazione sia una lotta tra forze opposte: la tensione verso l’autonomia e le forze che trattengono per non mettere in crisi l’equilibrio familiare.
Come si manifesta lo svincolo?
- Ad esempio esprimendo la propria posizione anche di fronte a pareri familiari contrastanti.
- Riuscendo a non farsi contagiare dall’attivazione emotiva dei familiari, reagendo cioè in modo calmo e fermo alle richieste di conformità (senza attaccare e senza ritirarsi).
- Comportandosi in modo indipendente dalle opinioni altrui.
Il genitore (o chi si prende cura di noi) è il nostro primo insegnante: ci trasmette la sua visione delle cose, la sua modalità di agire e reagire nel mondo. La sua visione del diverso, del nuovo, dell’amore, di cosa è pericoloso e cosa no, di cosa è buono e cosa non lo è. La sua capacità di vedere la realtà e discutere apertamente i fatti o piuttosto di nascondere significati e verità scomode. La sua visione delle cose per forza influenza il modo in cui noi iniziamo a conoscere il mondo.
Da quella visione possiamo poi, con la crescita, distanziarci e trovare il nostro modo di vedere il mondo, le relazioni, il lavoro, e tutti gli aspetti della vita. A volte questo processo è ostacolato da dinamiche inconsce che si muovono all’interno della famiglia di origine, e fanno di tutto per mantenere coerente la sua organizzazione interna, i suoi valori, le sue regole. Per questo motivo a volte, appare molto difficile raggiungere l’individualizzazione e seguire la propria strada, senza che qualcosa si metta tra noi e la nostra libertà.
Come si riconosce un mancato svincolo?
- Dipendenza emotiva: la necessità di avere approvazione da parte dei genitori nelle scelte di vita.
- Incapacità di mettere confini: i genitori sono a conoscenza di ogni questione e commentano le decisioni, poiché manca la capacità di costruire una propria indipendenza decisionale che non coinvolga i genitori.
- Ogni tentativo di differenziazione genera senso di colpa, manipolazioni o accuse dei genitori verso il figlio (per farlo retrocedere e non farlo allontanare).
Attenzione, una considerazione finale molto importante: qui non si stanno colpevolizzando i genitori per il mancato svincolo dei propri figli. Lo svincolo è un processo che coinvolge il sistema familiare e questo sistema funziona in un modo automatico, non consapevole, con meccanismi che agiscono al di fuori dalla consapevolezza cosciente.
Non è quindi colpa dei genitori, ma è la storia di quei genitori come figli, e così via andando indietro nelle generazioni, che rende conto delle modalità familiari attuali. Ogni generazione si comporta in base anche al comportamento della generazione precedente. Si ricorre alla terapia perché non sempre si hanno le risorse per individuarsi e ci si sente bloccati. Il processo è complesso e scomodo, ma lo svincolo è l’unica via che porta alla piena realizzazione personale.